| Angelo Canelli |
| Angelo Canelli plays the music of
Sting | |
Wide Sound - WD143 - 2005
Angelo Canelli:
piano
Gianluca Esposito: sassofoni
Samuele Garofoli:
tromba
Diana Torto: voce
Jason Stewart: basso
Maurizio
Rolli: basso
Israel Varela: percussioni
Jason Marsalis:
batteria
Massimo Manzi: batteria
The AMP Chorus

E’ passata molta acqua sotto
i ponti per Angelo Canelli, dal suo primo album “Waltz for myself”, inciso nel
’97, che già esprimeva un pianista maturo. Pur essendo saldamente ancorato ai
maestri del Bop, Canelli cominciava a ritagliarsi, poco alla volta, spazi che
guardavano oltre le trasparenze della matrice nero – americana.
Fu così che
dagli iniziali modelli, ispirati dagli “inevitabili” (fortunatamente) Horace
Silver, Bud Powell o anche Oscar Peterson (perché no?), Canelli è parso
spingersi prima verso una dimensione hancockiana e poi, sempre gradualmente,
verso un climax più consono a un Chick Corea e a certe forme di europeismo,
sempre però vicine alla tradizione americana. Oggi mi sembra di vedere un
musicista più concettualmente prossimo a Karl Berger (sempre riferendoci ai
pianisti) oppure a certe atmosfere care a Jan Garbarek. L’evoluzione
stilistica del pianista abruzzese, in continua crescita, lo ha portato
rivedere e rivalutare Sting in chiave jazz, come mai nessuno prima d’ora aveva
fatto. “Angelo Canelli plays the music of Sting” è solo una delle tappe che la
sua continua ricerca induce a compiere. In questo CD edito dalla coraggiosa ed
intraprendente label “Wide Sound”, si ascolta un perfetto mix di molteplici
umori, non solo per merito di Canelli, ma direi anche in virtù delle ottime
intuizioni dei suoi compagni di viaggio che rendono i celebri hit della rock
star inglese, dei veri gioielli senza tempo, dove il jazz la fa da padrone. Un
jazz miscelato con il gusto dell’arrangiamento talora funkeggiante, a volte
intrigante, dove il sensibile tocco pianistico del leader si fonde con la
grazia della voce della straordinaria vocalista Diana Torto che in questa
esperienza è decisamente al top della sua ispirazione. Si ascolti a tale
proposito “Dienda”, unico brano non scritto da Sting ma da lui interpretato in
un lontano LP, “materializzato” da una ritmica semplicemente perfetta, formata
dallo stesso Canelli, Maurizio Rolli al basso e Massimo Manzi alla
batteria.
Il CD si conclude con due brani dedicati alla Luna, forse
volutamente posti in coda: l’ipnotico e futurista (lo ricordate nella versione
reggae - psichedelico dei Police?) “Walking on the moon” ed il traditional
“Moon over Bourbon Street”. Nel primo il sinuoso basso di Rolli, sempre
eternamente sotto l’influsso di Pastorius, sottolinea la genialità di Sting,
certamente una delle figure più carismatiche del rock anni Ottanta, quando
scese a brillanti compromessi col jazz di Brandford Marsalis. Allora spiazzò
persino la critica, sfoderando un carattere che forse non gli riconoscevamo a
sufficienza neppure, quando interpretava un bellissimo brano come “appunto
Moon over B.S.”qui riproposto con l’incisivo impulso ritmico di Jason Stewart
e Jason Marsalis. Le sorprese del CD su Sting non si fermano a quanto scritto,
ma suggerirei di lasciarsi trasportare dalle note scaturite dai fiati di
Gianluca Esposito e Samuele Garofoli e dalle voci del AMP Chorus per capire, o
meglio entrare, nella magia del mondo di Sting, molto opportunamente
recuperato e rivalutato dal Jazz.
Gino Fortunato - Jazz
Convention Year 2005